MAX KUATTY

Max Kuatty (1930-2011) nasce a Canneto sull’Oglio (Mantova).
Svolge le prime esperienze artistiche tra Parigi e Milano; studia all’Accademia di Brera, allievo di Paiella, Gadaldi e Moro.
Dei suoi contemporanei ammira Pollock, Poliakoff, Riopelle e Tapies, dei quali ha conoscenza diretta a Parigi dal 1956.
Dello stesso periodo è la sua attiva partecipazione al movimento italo-belga.
Le sue prime esperienze artistiche in campo internazionale risalgono agli anni Sessanta e Settanta.

Coprendo un arco di tempo che va dal 1956 al 1970, I quadri di Max Kuatty cercano di cogliere, ingigantita e trasfigurata da una resa minuziosa, l’essenza più vera e incontaminata del dato naturale: l’effetto tattile di cortecce secolari e di fibre dalla trama sottile si associa a sfumature di impressionante varietà, che mostrano quale “naturalismo essenziale” possa suscitare nell’arte l’ambiente amazzonico, ultimo “serbatoio … sul nostro pianeta della natura integrale”.

Kuatty, come scrive il critico Tommaso Trini: “ha praticamente reinventato l’antica arte dell’affresco mettendo a punto una chimica inusitata di materiali plastici e di reagenti. Ciò gli consente di plasmare ovunque e di realizzare alla svelta un nuovo tipo di affresco sintetico, che risulta più rapido quando è applicato alla parete e decisamente più portatile giacchè si adatta prontamente anche alla tela, alla carta e al legno”.

Scrive Restany: “Nel momento in cui il destino dell’immagine pittorica è stato sempre più condizionato dall’intervento di processi fotomeccanici, Max Kuatty ha rivoluzionato l’arte del ritratto. Il punto di partenza è la fotografia nella sua concezione più diretta ed immediata, la Polaroid. L’immagine pellicolare del modello viene poi fissata su di un supporto complesso che evoca la solenne e sublimante morfologia del retablo, le pale d’altare rinascimentali, il titolo generico dei ritratti di Max Kuatty rende conto di questo doppio riferimento: Polaretablo Pola(roid)-retablo. I Polaretabli percorrono così tutta l’arte di due secoli, il Quattrocento e il Cinquecento, sotto forma di riporti sinopici di affresco. Come possono queste immagini prodotte da una Polaroid di grandi dimensioni inscriversi, simili ad uno strappo d’affresco, sulla carta, la tela, il muro, con la patina immemorabile di una storia infinita? È qui che interviene tutta la magia del pittore. La raffinatezza di questa tecnica appropriativa toglie il respiro”. (Codex Codicum)

La bella storia di Max Kuatty, dunque, è una storia profonda, è una lettura in profondità, un ritorno alle sorgenti dell’esperienza umana e soprattutto della sua esperienza percettiva, è un ritorno alle sorgenti pure della nostra sensibilità”. Pierre Restany

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