M'HORO

Un artista fuori dalle righe sulla cui identità aleggia il mistero, scoperto a Palazzolo e ora in procinto di creare scompiglio nel panorama dell’arte contemporanea italiana, tanto da essere notato e lodato da Vittorio Sgarbi.
Si fa chiamare semplicemente con lo pseudonimo di M’Horò e di lui (o lei) si conosce davvero poco. Non ha mai rilasciato interviste: per lui parlano solo le sue opere e ciò che ci suggeriscono è un mondo dove il passato degli oggetti torna prepotentemente a riemergere in nuove forme.
L’artista, la cui provenienza non è nota ma è probabile sia stabile nell’Ovest bresciano, realizza le sue opere da vecchi radiatori di automobili ed elettrodomestici. Questi diventano, una volta ossidati e modificati, delle bandiere o dei grattacieli, tant’è che proprio alcuni architetti si sono già interessati ad acquisirne le opere per trarre ispirazione per nuovi avveniristici progetti.
Non è un caso che M’Horò sia considerato dai critici l’erede di Angelo Brescianini, l’artista palazzolese che negli ultimi anni ha girato i Continenti con le sue opere create con colpi di pistola, fino alla prematura scomparsa nell’aprile di quest’anno. Come Brescianini, anche M’Horò è stato infatti scoperto dal professor Antonio Falbo della Galleria «Il Minotauro» di via Torre del Popolo, dove sabato pomeriggio alle 17.30 si terrà l’inaugurazione ufficiale della mostra, che terminerà il 20 novembre, alla presenza di Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale, e di Rocco Guglielmo, presidente della Fondazione Mimmo Rotella di Milano. Vittorio Sgarbi, che lunedì scorso è stato a Palazzolo per visionare le opere, terrà una seconda presentazione nella cittadina bresciana il 9 novembre. Dal 26 novembre le opere di M’Horo si potranno ammirare alla galleria «Colossi» di Brescia, fino al 15 gennaio. Le tappe successive saranno il Lattuada Studio di Milano, Londra e New York.

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